Presentazione del libro
L’Iran degli ayatollah di Pier Luigi Petrillo
dialoga con l’autore Antonio Martino

in collaborazione con 
L’Iran è un paese unico, ma non è un paese solo. Se guardiamo al suo regime, vediamo uno dei sistemi politici più originali del mondo musulmano: uno stato in cui il potere palese e occulto funziona in maniera diversa da tutti gli altri stati islamici (vicini per lo più ostili, che infatti considerano l’Iran una «eresia»). Se guardiamo alla storia e alla geografia, capiamo che l’Iran è un paese cerniera tra mondo arabo e mondo islamico, ma senza appartenere a nessuno dei due: perché ancora oggi è l’antico impero persiano a plasmare la concezione che gli iraniani hanno del loro posto nel mondo. Intrecciando la descrizione della forma di governo – il regime fondato da Khomeini nel 1979 – a dati culturali, politici, sociali ed economici di lungo periodo, questo libro accompagna il lettore in un percorso fatto di mille colori, suoni e contraddizioni, fino a descrivere il senso delle proteste che negli ultimi anni hanno agitato il potere ufficiale. Emerge così un paese dai tanti volti e dalle tante voci caratterizzato, da un lato, dal diffuso desiderio di costruire un futuro diverso e, dall’altro, dal rifiuto di ogni egemonia straniera che possa intaccare il forte orgoglio popolare.
Prossimo incontro previsto giovedì 26 febbraio 2026 ore 17.30
Partecipazione libera ed aperta a tutti

Verona, inizio secolo. Isolina Canuti, la giovane amante del tenente Trivulzio, rimane incinta; costretta ad abortire, muore durante l’intervento, e il suo corpo, fatto a pezzi, viene gettato nell’Adige. L’esercito viene coinvolto, le prove cancellate, i testimoni intimiditi, finché l’inchiesta si insabbia. ...
Prossimo incontro previsto giovedì 29 gennaio 2026 ore 17.30
Partecipazione libera ed aperta a tutti

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“…Kundera ha detto una volta che aveva scritto Amori ridicoli «con maggior divertimento, con maggiore piacere» di tutti gli altri suoi libri, salvo Il valzer degli addii. Quel divertimento, quel piacere si trasmettono a ogni lettore, irresistibilmente, appena apre queste pagine. In sette racconti, composti in una forma chiusa e perfetta, piena di corrispondenze, Kundera lascia che si sfreni il suo estro vaudevillesco. Si tratta sempre di amore, in queste storie. Ma un amore a cui si accompagna ogni volta un altro elemento, la mistificazione, con effetto deflagrante. Il mondo, quale si presenta con aria di seriosa compostezza, va felicemente in pezzi sotto i nostri occhi, frantumato dalla duplice spinta dell’eros e della mistificazione. E l’essenza amorosa, nella sua leggerezza e nel suo pathos, si sprigiona finalmente, come liberata da una costrizione…” |

Questo libro è dedicato a uno degli oggetti più strani, quasi inclassificabile, del cinema di Pasolini, “La rabbia” (1963), un film che scuote alle fondamenta la fisionomia estetica e politica del proprio tempo, riuscendo contemporaneamente a evocare un altro futuro e a ridisegnare la grammatica del cinema che verrà. Ma non è tutto: “La rabbia” rappresenta un tornante decisivo – ma non di rado sottovalutato – della stessa traiettoria pasoliniana, ricalibrando anche l’idea di cinema che fin lì il regista aveva frequentato. Sono allora due soprattutto le ragioni per interessarsi, ancora oggi, a un film come La rabbia: il primo, tutto interno all’opera del suo autore (scrittore, regista, poeta, critico e teorico del cinema); il secondo, invece, strettamente connesso alla capacità del film di sollevare problemi che interrogano tanto il mondo di cui racconta, quanto quello dei decenni successivi, sino a oggi.
Alessia Cervini è professoressa ordinaria di Cinema all’Università degli Studi di Palermo. Fra le sue ultime pubblicazioni: L’invenzione del cinema. Rappresentazione e grande guerra (Marsilio 2024), oltre alla cura di Il cinema del nuovo millennio. Geografie, forme, autori (Carocci, 2020) e de Il metodo (vol. I) di S.M. Ejzenstejn (Marsilio 2020). Fa parte del comitato scientifico della rivista K. Revue trans-européenne de philosophie et arts, oltre che del comitato direttivo della rivista “Fata Morgana”. Insieme D. Dottorini e A. Canadè, dirige la collana “Frontiere” per l’editore Pellegrini, insieme a G. Manzoli e C. Uva, dirige la serie “I film” della collana “Le bussole” per l’editore Carocci.
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