Questo libro è dedicato a uno degli oggetti più strani, quasi inclassificabile, del cinema di Pasolini, “La rabbia” (1963), un film che scuote alle fondamenta la fisionomia estetica e politica del proprio tempo, riuscendo contemporaneamente a evocare un altro futuro e a ridisegnare la grammatica del cinema che verrà. Ma non è tutto: “La rabbia” rappresenta un tornante decisivo – ma non di rado sottovalutato – della stessa traiettoria pasoliniana, ricalibrando anche l’idea di cinema che fin lì il regista aveva frequentato. Sono allora due soprattutto le ragioni per interessarsi, ancora oggi, a un film come La rabbia: il primo, tutto interno all’opera del suo autore (scrittore, regista, poeta, critico e teorico del cinema); il secondo, invece, strettamente connesso alla capacità del film di sollevare problemi che interrogano tanto il mondo di cui racconta, quanto quello dei decenni successivi, sino a oggi.

 

Alessia Cervini è professoressa ordinaria di Cinema all’Università degli Studi di Palermo. Fra le sue ultime pubblicazioni: L’invenzione del cinema. Rappresentazione e grande guerra (Marsilio 2024), oltre alla cura di Il cinema del nuovo millennio. Geografie, forme, autori (Carocci, 2020) e de Il metodo (vol. I) di S.M. Ejzenstejn (Marsilio 2020). Fa parte del comitato scientifico della rivista K. Revue trans-européenne de philosophie et arts, oltre che del comitato direttivo della rivista “Fata Morgana”. Insieme D. Dottorini e A. Canadè, dirige la collana “Frontiere” per l’editore Pellegrini, insieme a G. Manzoli e C. Uva, dirige la serie “I film” della collana “Le bussole” per l’editore Carocci.  

 

Prossimo incontro previsto giovedì 27 novembre 2025 ore 17.30

Partecipazione libera ed aperta a tutti

 

"... A vent'anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, un generale e un cappellano dell'esercito italiano vengono incaricati di ritrovare i resti dei soldati italiani caduti in Albania. La solennità della missione si infrange contro le difficoltà determinate da un clima ostile, da una terra aspra e dalla fierezza di un popolo per il quale sembra che la guerra sia una condizione di vita. Quando il generale sarà pronto a riportare in patria la sua "armata morta" si renderà conto di aver esumato, insieme ai poveri resti, ostilità e rancori di un popolo che sembra conservare l'atavico gusto di uccidere e di farsi uccidere. La violenza grava sul destino degli uomini e la follia della guerra unisce vincitori e vinti nella medesima desolazione..."