Sala IV. Esposizioni temporanee

L'AREA ARCHEOLOGICA DI VIALE ROMA

Sul versante settentrionale dell'altura occupata dall'antica Frusino, dominante rispetto alle principali direttrici viarie del fondovalle e intensamente abitato fin da epoca protostorica, campagne di scavo regolari condotte negli anni 1996-2000 hanno messo in luce un'area archeologica di importante interesse scientifico e documentario.
L'area, ricadente in zona già dal 1958 protetta da vincolo paesistico e dal 1998 tutelata anche da vincolo archeologico, è stata indagata solo parzialmente per un'estensione di circa 250 metri quadri.
Nella porzione scavata è emersa una complessa stratificazione che indica una prima frequentazione del sito nel corso dell'età del ferro (IX-VII sec. a.C.) e il suo abbandono entro il periodo tardorepubblicano (II-I sec. a.C.).
Le principali fasi di occupazione dell'area, che prevedono l'impianto di strutture in pietrame e blocchi appena sbozzati, sono riferibili ai secoli compresi dal VI al IV e dunque al periodo che precede l'annessione dei Volsci Frusinates allo Stato romano avvenuta, secondo le fonti letterarie, nel 303 a.C.
Oltre a rappresentare una preziosa fonte di informazione per le fasi arcaiche dell'antica Frusino e per la conoscenza della cultura materiale dei Volsci, l'area archeologica di viale Roma possiede un'ulteriore importante caratteristica: diversamente dalla maggior parte dei siti archeologi finora rinvenuti nel territorio comunale, l'area non è compromessa dall'edificazione moderna ma si situa in una zona che, grazie ai vincoli degli anni Cinquanta e Novanta, mantiene a tutt'oggi rilevanti aspetti di carattere ambientale e naturalistico.



Le strutture individuate nel corso dell'indagine archeologica sono in parte attribuibili ad un impianto artigianale per la lavorazione del metallo (ferro e bronzo).
Le tracce più evidenti dello svolgimento di attività siderurgiche sul sito sono gli scarti di fusione e di lavorazione, unitamente al rinvenimento di grandi contenitori di terracotta (doli), uno dei quali con superfici interne combuste collocato presso zone di bruciato e argilla concotta.
L'impianto per la lavorazione del metallo doveva essere collegato ad un luogo di culto, come denotato in particolare dalle modalità di abbandono del sito, che non hanno implicato il recupero del metallo, e dal ritrovamento di numerosi elementi normalmente assenti in contesti di abitato o di semplice produzione artigianale e frequenti, invece, in aree sacre come offerte alla divinità.
E' questo il caso dei manufatti metallici che non avevano un uso reale ma un'esclusiva funzione rituale e simbolica, fra i quali la testina da bronzetto, i miniaturistici in lamina di bronzo e la chiave in ferro, di norma presente in santuari di divinità femminili legate alla fertilità e ai cicli della riproduzione.
Un disco forato in piombo, metallo al quale si attribuivano in antico proprietà magiche e terapeutiche, è interpretabile come un amuleto.
Anche altri manufatti metallici, come le armi e gli utensili in ferro o gli oggetti di ornamento personale in bronzo (ganci di cinturone, spilloni, fibule), si ritrovano frequentemente nei luoghi sacri, a volte resi inutilizzabili per l'uso reale attraverso l'intenzionale frammentazione o ripiegatura, quest'ultima evidente in una delle fibule in bronzo e in uno dei coltelli in ferro rinvenuti nell'area.



Negli strati correlati alle strutture sono stati rinvenuti numerosi frammenti di impasto grezzo tornito, molti dei quali pertinenti a forme interamente o parzialmente ricomponibili.
Si tratta di tipi ceramici di lunga durata databili dal VI al IV secolo compreso, alcuni dei quali presenti con esemplari praticamente identici nei corredi funerari della necropoli volsca di piazzale De Matthaeis.
Gli scavi hanno restituito anche una certa quantità di ceramica fine, tra cui un'oinochoe con decorazione a risparmio e una coppetta miniaturistica a vernice nera, entrambe databili al IV sec. a.C., oltre a una coppetta, una patera su piede e due pissidi, sempre a vernice nera e riferibili all'ultima fase di vita dell'area (II-I sec. a.C.).
Particolarmente frequenti i pesi da telaio, presenti in contesti di abitato per la loro funzione pratica e in ambito sacro e funerario con valore simbolico connesso alla sfera femminile. Alcuni dei pesi recano segni a croce incisi prima della cottura sulla base superiore e, in un caso, su una delle facce laterali.
I prodotti laterizi, rinvenuti in grande quantità, comprendono tegole e coppi in prevalenza di impasto rossastro e di grandi dimensioni.
Di impasto analogo sono alcuni frammenti con decorazione incisa o a rilievo, databili al VI-V sec. a.C. e pertinenti ad elementi riservati, in epoca arcaica, ad edifici sacri o civili di una certa importanza.
Su due frammenti di laterizi sono presenti segni incisi prima della cottura, forse riferibili a contrassegni di officina.



Diversi manufatti in terracotta, di argilla simile a quella della ceramica comune, attestano una produzione di elementi figurati a matrice con destinazione architettonica o votiva databili al IV sec. a.C. (probabile testa di Iuno Sospita) o al III-II (probabile testa di Ercole, testa leonina, statuetta di Afrodite).
Gli strati di viale Roma hanno restituito anche alcune perle in pasta vitrea blu, di cui una con inserti azzurri e gialli, di produzione egizia o fenicio-punica e databile al IV sec. a.C. Questa perla e le altre due, con decorazione a costolature, avevano la funzione di vaghi di collana. Un altro elemento di pasta vitrea di colore verde-azzurro, in altri contesti rinvenuto insieme a dadi in osso, doveva essere usato come pedina da gioco.
Tra i vari oggetti in osso sono compresi due stili, un disco circolare forato (elemento di conocchia o amuleto) e uno strumento decorato a incisione con terminazione a uncino, usato in campo chirurgico (uncino vulnerario) o cosmetico (netta unghie e orecchie).
Presenti anche alcune lucerne pressoché integre, a vernice nera di tipo biconico o cilindrico o in argilla depurata con tracce di vernice rossa e decorazione a globetti.
Tra le monete rinvenute, di cui una in argento e le altre in bronzo, la più antica è della zecca di Neapolis, databile al 320-300 a.C., con testa di Apollo e tre delfini sul dritto. Ancora di zecca neapolitana è un altro bronzo del 220 a.C.; seguono monete della zecca di Roma di epoca medio e tardorepubblicana, assegnabili all'ultima fase di occupazione e frequentazione del sito.