Sala II. Età arcaica

I VOLSCI NEL LAZIO

Tra i vari popoli che abitavano il territorio laziale prima della conquista romana gli antichi storici ricordano i Volsci.
Come nel caso dei Sabini, degli Ernici o degli Equi, anche i Volsci appaiono nello scenario storico quando entrano in contatto con Roma, forse già nel VII sec. a.C.: il quarto re di Roma, Anco Marcio, avrebbe assediato una loro città (Velitrae) e il primo ponte stabile in legno gettato sul Tevere durante il suo regno, Sublicium pon[tem], deriverebbe il suo nome dalla lingua volsca.
Nel corso del VI sec. a.C. i Volsci dovevano controllare un territorio tanto esteso quanto fertile: il voto del più importante tempio di Roma sarebbe avvenuto dopo una vittoria sui Volsci e con il bottino di guerra derivato dalla distruzione di una loro città.
Nel 508 a.C., e poi nel 492 a.C., a seguito di una grave carestia, Roma avrebbe tentato di comprare il grano lungo il litorale di destra, nel territorio degli Etruschi, e lungo le coste di sinistra attraverso il territorio dei Volsci fino a Cuma.
Gli storici greci e romani, oltre a tramandare gli eventi che intrecciano la storia di Roma a quella dei vari popoli dell'Italia antica, si soffermavano anche sulla loro origine.
Nel caso dei Volsci l'ipotesi prevalente era quella di una provenienza dal mare e in particolare dalla Sicilia.
La storiografia moderna tende a sostituire il concetto di origine di un popolo, sostituendolo con quello di formazione: il popolo dei Volsci che, per quanto finora noto sulla lingua, l'alfabeto e le istituzioni politiche, appare agganciato all'Italia centro-appenninica, dovette formarsi in un lungo periodo di tempo, attraverso fenomeni di mobilità geografica e sociale e il contributo di elementi culturali sia indigeni sia provenienti da altre aree.



LA DIFFUSIONE DEI MODELLI

I dati archeologici di Frosinone e di altri centri della provincia, contemporanei ai primi indizi storici della presenza dei Volsci nel Lazio, consistono soprattutto in ceramiche, armi e oggetti di ornamento personale diffusi anche nelle limitrofe aree della Campania settentrionale e dell'Abruzzo.
E' questo il caso delle anforette a corpo costolato con anse doppie rinvenute in contesti funerari a Frosinone e a Boville Ernica e largamente attestate in diversi centri campani, fino a Capua, oltre che nella necropoli abruzzese di Alfedena.
Una distribuzione analoga si registra anche per altri tipi ceramici di impasto e per gli ornamenti, come le fibule in ferro con arco a bozze trovate a Boville Ernica.
Nel quadro degli scambi e dei contatti che dovevano interessare il bacino del Sacco-Liri, da sempre collegato ai comprensori limitrofi grazie ai naturali canali di percorrenza in direzione nord-sud ed est-ovest, un particolare significato riveste l'antefissa Valle, rinvenuta a Frosinone nel 1926: si tratta di una testa femminile in terracotta, eseguita a stampo, derivata da un modello di origine etrusca, accolto anche a Roma e poi diffuso verso sud in diversi centri latini ed ernici.
La testa, databile alla fine del VI sec. a.C., indica l'esistenza a Frosinone di un edificio di culto con caratteristiche decorative di tipo etrusco-laziale: le antefisse, infatti, erano collocate sui margini di gronda dei tetti dei templi che, essendo visibili dal basso, venivano arricchiti da una decorazione figurata.



LE TOMBE VOLSCHE DI FRUSINO

Ritrovamenti degli anni Sessanta e Settanta, in parte recuperati nel 1993, hanno evidenziato sul versante sud-ovest del centro abitato e nella zona a valle attraversata dal fiume Cosa una serie di aree adibite in epoca arcaica a scopo funerario, con tombe isolate o a gruppi del tipo a fossa con copertura a tegoloni di terracotta o a lastre di pietra.
Altre diverse decine di tombe dello stesso periodo, con corredi funerari indisponibili, sono state scavate negli anni 2005 e 2007 lungo la sponda destra del fiume, presso il lato est di piazzale De Matthaeis e la stazione di valle dell'ascensore inclinato.
Gli elementi dei corredi funerari recuperati consistono per lo più in vasellame eseguito al tornio di impasto grezzo, bucchero o argilla depurata talora con decorazione lineare dipinta.
Le forme ceramiche più rappresentate sono i vasi da mensa per il consumo dei cibi e delle bevande (scodelle, brocche) e i vasi per la conservazione o la cottura degli alimenti (olle); presenti anche vasi simbolici legati ai riti funerari (miniaturistici).
In alcuni casi si registra l'uso di deporre accanto al defunto armi (punte di lancia in ferro), uso che segnala in genere individui guerrieri di rango elevato.
Le strette analogie riscontrate tra questi corredi funerari e quelli di Satricum, centro della pianura pontina occupato dai Volsci nel V sec. a.C., ne hanno permesso l'attribuzione alla fase volsca di Frusino e di conoscere gli aspetti della cultura materiale di questa popolazione preromana, stanziata nel Lazio sia interno che costiero e nota soprattutto dalle fonti storiche per gli aspetti relativi alla loro opposizione politico-militare all'espansione di Roma.